Nuove energie sul set: Erika Puzone nel film di Salvo De Vita
Erika raccontaci un po’ di te…
Diciamo che ho 32 anni e vengo dall’Abruzzo. Mi è sempre piaciuta la vita dell’artista: ho iniziato a studiare canto a 13 anni, da autodidatta, e con il tempo diversi insegnanti hanno iniziato a notarmi. La cosa principale, però, è che ho studiato pianoforte per quattro anni, perché mio padre lo desiderava profondamente. Lui ha sempre voluto una figlia “artista”, almeno per quanto riguarda il pianoforte. Me lo ha regalato lui, è stato un dono importante. Poi, quando è venuto a mancare, ho dovuto rinunciare a un paio di cose.
Artisticamente parlando, la vita dell’artista mi ha sempre affascinata. Ho iniziato con il canto, accompagnato dal pianoforte, e poi mi sono avvicinata alla recitazione, che mi è sempre piaciuta e che sento molto vicina a me.
E quando sono stata contattata dal dottor Salvo De Vita, e quindi per me è stata un'opportunità da non perdere, e allora sono stra-strafelice.
Ho scritto anche, ancora in bozza, una canzone dedicata a mio fratello, che è disabile. Inoltre ho scritto un libro sulla sua storia, sulla nostra vita e su tutto ciò che abbiamo affrontato insieme. Vorrei continuare a portare avanti questo percorso, perché mio fratello non vive con me: si trova in una struttura a Rimini, e questo mi spinge ancora di più a pensarlo, a sentirlo vicino e a trasformare ciò che provo in qualcosa di utile.
Il mio desiderio è quello di affrontare la vita anche aiutando le persone che fanno fatica ad accettare una situazione di disabilità, o che non riescono ad andare avanti. Vorrei essere un sostegno, una voce che possa accompagnare chi vive momenti simili ai nostri, perché so quanto sia difficile e quanto sia importante non sentirsi soli.
Parlaci del tuo personaggio…
Il mio personaggio è uno spettro, e sinceramente non me l’aspettavo. È un ruolo secondario, certo, ma comunque importante quanto tutti gli altri presenti nella storia. Farò delle piccole comparse, apparizioni mirate che hanno lo scopo di creare tensione e, per così dire, spaventare il pubblico nel momento giusto. “Meglio di così… si muore!”
Cosa ti ha spinto ad accettare questo ruolo?
Mi ha spinto la voglia di provare... chissà che cosa mi aspetterà?
Credi che l’interpretazione del tuo personaggio possa presentare qualche difficoltà, oppure ti senti pronta ad affrontarlo con serenità?
No, in realtà . Affronto le cose così come vengono, con una certa leggerezza di facciata, per così dire, ma va bene così. Sono molto fiduciosa, molto positiva: preferisco lasciarmi guidare dal momento e vedere dove mi porta.
Cosa rappresenta per te questa sfida?
Un’opportunità per superare me stessa.
Pensi che il cinema possa diventare parte del tuo futuro dopo questa esperienza?
Perché no?!. È proprio questo il motivo per cui voglio provare. Voglio tentare, mettermi in gioco, senza arrivare un domani a chiedermi “Oddio, perché non l’ho fatto?” o a rimpiangere occasioni perse.
A 32 anni sento il bisogno di affrontare la vita anche così, anche dal punto di vista artistico. È il momento giusto per provarci, senza rinunciare più a ciò che mi appartiene.
Ringrazio per l’intervista e, soprattutto, ringrazio Salvo De Vita, che mi ha dato l’opportunità di affrontare questo viaggio meraviglioso. E spero davvero che sia solo il primo di tanti altri. Grazie, grazie mille, davvero. Sono emozionata, ci credo profondamente. È la mia prima volta, quindi per me è un momento importante, e spero che tutto vada bene.



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